POLICLOROBIFENILI PCB

Per la loro tossicità nei confronti dell’uomo e dell’ambiente e per la loro eccezionale stabilità agli attacchi chimici, i policlorobifenili sono molto pericolosi per gli organismi viventi. L’inquinamento da PCBs risulta particolarmente allarmante quando riguarda aree agricole. I PCBs, infatti, possono giungere all’uomo attraverso la filiera alimentare. I trattamenti di tipo biologico (bioremediation) per il recupero di matrici inquinate da PCBs rappresentano l’unica strada percorribile, in termini di sostenibilità ambientale ed economica, per risolvere contaminazioni diffuse di questi pericolosi contaminanti.

I policlorobifenili (PCB) costituiscono un’ampia classe di composti aromatici clorurati, impiegati in svariati settori industriali negli anni ’60-’70 fino al divieto di produzione per ragioni di pericolosità per la salute umana e degli organismi nel 1985.

Le stesse caratteristiche chimico-fisiche (elevata stabilità termica, bassa o nulla infiammabilità, scarsissima solubilità in acqua, bassa tensione di vapore, stabilità e inerzia chimica) che ne hanno decretato il successo industriale risultano essere forti inconvenienti da un punto di vista ambientale.
L’inquinamento da PCB riguarda aree industriali e residenziali e risulta particolarmente allarmante quando colpisce le aree agricole, da dove, attraverso la filiera alimentare, giunge all’uomo.

Esistono 209 congeneri di questa classe di sostanze contaminanti, classificati in base al numero e alla posizione dei sostituenti alogeni sugli anelli aromatici. 12 di questi 209, i cossidetti coplanari, presentano caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche paragonabili alle diossine e ai furani: questi vengono definiti PCB dioxin-like (cioè simili alle diossine). Infatti, gli effetti dei PCB dioxine like sulla salute umana e sugli organismi sono analoghi a quelli evidenziati per le diossine, tra cui alterazioni del sistema immunitario ed endocrino, sullo sviluppo fetale, tossicità acuta e cronica, disturbi nella crescita, cancerogenità.

I PCB tendono a concentrarsi nella matrice suolo e sedimento, ma trovano nell’acqua un’ottima via di diffusione una volta adsorbiti sulle particelle minerali ed organiche presenti in sospensione. Le loro caratteristiche chimico-fisiche, consentono i PCB di essere trasportati dalle correnti atmosferiche, dai fiumi e dalle correnti marine, rendendo così possibile la contaminazione di luoghi lontani dalle sorgenti di emissione.

A causa della loro persistenza e liposolubilità, i PCB tendono, nel tempo, ad accumularsi negli organismi viventi, si accumulano cioè nei tessuti ed organi dell’uomo e degli animali. Inoltre, salendo nella catena trofica (alimentare), la concentrazione di PCB può aumentare (biomagnificazione), giungendo ad esporre a rischio maggiore il vertice di detta catena.

 

SISTEMA DI INTERVENTO

I trattamenti di tipo biologico (bioremediation) per il recupero di matrici inquinate da PCB rappresentano una valida alternativa per contaminazioni puntuali e l’unica soluzione applicabile in termini di sostenibilità economica, per contaminazioni diffuse.

Un corretto approccio all’applicazione di biotecnologie per il risanamento ambientale passa attraverso diverse fasi: caratterizzazione del sito, sperimentazione in laboratorio (microcosmo), applicazione in campo. In particolare, la sperimentazione in microcosmo consente di controllare l’effetto sinergico di diverse variabili (biosurfattanti, nutrienti, strutturanti, microrganismi) e di valutare l’efficacia dell’intervento tramite un monitoraggio costante di tipo chimico e biologico.

Gruppo ITQ e Biosearch Ambiente hanno condotto diverse sperimentazioni in laboratorio con suoli di origine agricola contaminati da PCB, con risultati promettenti.

RISANAMENTO DEL SUOLO

Come visto durante il progetto LIFE FreePCB realizzatto in collaborazione con ARPA Lombardia dal 2003 al 2006, l’utilizzo di biosurfattanti agevola la metabolizzazione del contaminante da parte dei microrganismi, aumentando l’efficacia del sistema di biodegradazione e riducendo ii tempi di detossificazione del PCB nei suoli.

Frutto della collaborazione con l’Università Federico II di Napoli è nato un nuovo approccio alla bonifica di suoli contaminati da PCB. Ancora in fase sperimentale consiste in due fasi successive:

  1. Lavaggio dei terreni contaminati con una soluzione di biosurfattanti naturali in grado di complessare i PCBs e toglierli dalla matrice ambientale.
  2. Biostimolazione dei microrganismi autoctoni per la completa biodegradazione dei contaminanti residui dopo il lavaggio.

Solubilizzazione del PCB tramite la formazione di complessi con dei surfattanti naturali ed eliminazione del terreno.
Biodegradazione dei residui rimasti nel terreno grazie all’aumentata disponibilità del contaminante.

Lavaggio on-site del suolo con surfattanti naturali e addizione successiva di miscela di ammendanti per la biodegradazione completa del PCB.

MISE, MISO e BONIFICA

CASO DI STUDIO